il ritorno

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solo stasera 14 dicembre, entra quando vuoi, dalle 18 alle 20

Il ritorno
Video installazione di Chiara Tommasi
con intervento Performativo di Eva Gerd

Chiesa degli Almadiani
Piazza dei caduti – Viterbo
Ogni ritorno presuppone una memoria, un esserci già stati. Ogni ritorno è il viaggio nemesi della partenza, la sua controparte che mai era stata garantita. Ogni ascolto della parola ritorno fa pensare a casa, al luogo di partenza precedente al viaggio. Ogni poesia è un ritorno a casa. Ogni scavare nei propri sentimenti è un ritorno a sé. Scrivo ora Ogni solo per vedere la parola Ogni incolonnarsi in diagonale lungo il testo impaginato. E se Ogni pensiero che mi attraversa Ogni volta uguale mostra il continuo ripetersi sempre uguale di Ogni elemento della vita stessa…
Ma mi fermo.
Il ritorno è un’installazione video con performance pensata appositamente per la chiesa sconsacrata degli Almandiani di Viterbo. Lo scenario, la preesistenza dai toni forti, meditativi: la chiesa, si impone come cornice. Il video di Chiara Tommasi vi entra come entra un pensiero, ipnotico avvolge lo spettatore immergendolo nella visione e nel suo (del video e dello spettatore) essere natura,percorso, paesaggio, inseguimento. Il lavoro video sembra cercare una strada, vuole percorrersi verso una via d’uscita; indaga nel suo stesso ipnotismo, mostra un’inseguimento di punti, punti come appunti che, come movimento tout court, esplorano da un estremo all’altro dell’immagine. Il verde, lo spazio, la terra sono il foglio non bianco ma puro da cui far partire l’indagine. Il foglio datoci in eredità (la terra) non era bianco, il bianco è un’astrazione, sembra dirci. Sopra al bianco stesso si
proietta il colore della natura. Il paesaggio, l’idea di paesaggio, idea pura per dirla con Platone di tutti i paesaggi. È punto di partenza: analisi scelta e selezionata, percorso dentro a qualcosa che avviene capovolgendo i criteri, non chi sono e da dove vengo ma direttamente quello che mi contiene, il mondo guardato. Intanto l’altro percorso, quello scandito dalle navate mette al centro il visitatore, immergendolo nel punto di visione privilegiato. Tutto avviene alla fine e attorno al fruitore. La costruzione scandisce un percorso eterno, dall’assenza gradualmente e progressivamente fino all’avvolgimento.

Testo di Fabrizio Pizzuto

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